Tutto comincia nel 2005, quando Marco Pernici vede per la prima volta un film di Buster Keaton. È un colpo di fulmine. Rimane affascinato dalla comicità fisica, dalla forza espressiva del gesto e dalla capacità di raccontare emozioni senza ricorrere alle parole. Sarà proprio il titolo di un cortometraggio di Keaton, The Scarecrow (1920), a ispirargli, alcuni anni dopo, il nome della propria compagnia: Lo Spaventapasseri Teatro.
Da quel momento intraprende un percorso di formazione dedicato al teatro fisico, frequentando il biennio di espressione corporea, mimo e clown con Alessandro Larocca (Quelli di Grock), il triennio di recitazione (Quelli di Grock, Milano) e successivamente il workshop sul lavoro del personaggio con Claudio Marconi. Approfondisce inoltre la propria ricerca partecipando a seminari con artisti internazionali come Avner Eisenberg, Paolo Nani e Jango Edwards.
Negli ultimi anni di formazione entra a far parte della compagnia Magamama Teatro, dove ha l'opportunità di sviluppare non solo il lavoro d'attore, ma anche quello di autore, regista e drammaturgo. Scrive e dirige spettacoli per le scuole e partecipa, come attore e musicista, a un recital dedicato a Fabrizio De André.
Con Lo Spaventapasseri Teatro sviluppa una ricerca artistica che unisce clownerie, mimo e teatro fisico, dando vita a spettacoli in cui comicità, poesia e musica dal vivo convivono in un linguaggio semplice, universale e immediatamente comprensibile.
I suoi principali riferimenti artistici sono i grandi maestri della comicità del cinema muto – Buster Keaton, Stan Laurel e Charlie Chaplin – e, in ambito teatrale, Avner Eisenberg, Andrea Ruberti e Alessandro Larocca, dai quali trae ispirazione per costruire uno stile teatrale basato sul gesto, sul ritmo e sul potere evocativo del silenzio.
Convinto che il linguaggio del gesto sia universale, Marco Pernici crea spettacoli in cui comicità, poesia e musica dal vivo si intrecciano per raccontare storie capaci di coinvolgere bambini, famiglie e adulti. Ogni spettacolo nasce dal desiderio di emozionare, divertire e stimolare l'immaginazione, dimostrando che una risata può parlare a tutti, anche senza bisogno di molte parole.
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